Meta privilegiata del turismo d’élite, eletta dai capi di stato e dagli intellettuali di mezzo mondo come luogo dell’anima, la Città di Ravello è ancora oggi sinonimo di raffinatezza, eleganza, piacevolezza, rispetto dell’ospitalità. Da oltre 70 anni, questo incantevole luogo, già in antichità punto di incontro delle culture del Mediterraneo, ospita i concerti e le attività del secondo festival più antico in Italia.
Va riconosciuto a Girolamo Bottiglieri e a Paolo Caruso l’ideazione dell’evento culturale che più di ogni altro avrebbe contribuito a costruire l’identità di Ravello come “Città della musica”. L’associazione del nome di Richard Wagner alla Villa Rufolo, resa splendida dal filantropo scozzese Sir Francis Nevile Reid, era troppo allettante per non suggerire l’idea di realizzare concerti in un sito benedetto personalmente dal grande compositore.
Negli anni Trenta, l’orchestra del Teatro di San Carlo vi si esibì più di una volta con programmi wagneriani. A uno di questi concerti presenziarono anche i Principi di Piemonte. L’idea rimase nell’aria, così che Caruso la ripropose venti anni dopo, aggiungendovi l’ardita soluzione logistica di un palco sospeso nel vuoto.
Nell’estate del 1953, in occasione del settantesimo anniversario della morte di Wagner, i “Concerti wagneriani nel giardino di Klingsor” presero avvio con due serate affidate all’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Hermann Scherchen e William Steinberg.