Villa Cimbrone

La Villa ed i magnifici Giardini, paragonati agli "Orti d'Armida fra le rose e le ortensie" hanno origini remote che si fondono con la storia stessa di Ravello. I primi documenti d'archivio risalenti all' XI secolo ci dicono che la Villa fu edificata su un promontorio di un vasto podere chiamato "Cimbronium", da cui la Villa trae il nome.
Il complesso attuale di Villa Cimbrone, costituito dall’edificio principale e dal parco secolare di circa sei ettari, è unanimemente riconosciuto tra gli esempi più importanti che la cultura romantica anglosassone – paesaggistica e botanica – abbia generato nell’area mediterranea tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, insieme ai Giardini Botanici Hanbury e "la Mortella" ad Ischia di Russel Page.
Il turista o il visitatore, avvolto dall’incanto e dall’ammaliante suggestione di Villa Cimbrone, non può ignorare che Ravello, con la sua singolare bellezza, tuttora incontaminata, abbia alle spalle una lunga storia, ricca e nobile. Una storia che è testimoniata in ogni angolo di questi luoghi incantevoli. Non è necessario conoscerla per avvertirne la presenza: la si respira nell’aria.
I Giardini della Villa, dalla struggente bellezza, ricchi "dei più bei fiori immaginabili", sono stati in gran parte ridisegnati agli inizi del '900 grazie anche al prezioso contributo della botanica inglese Vita Sackville West. I giardini della Villa sono ancora oggi ritenuti tra gli esempi più importanti che la cultura paesaggistica e botanica anglossassone abbia generato al sud d'Europa.
Quale frutto del forte influsso della letteratura classica e della reinterpretazione della villa romana, furono inseriti nei Giardini innumerevoli e pregevoli elementi decorativi, provenienti da varie parti del mondo, come fontane, ninfei, statue, tempietti e padiglioni. In alcuni di essi spesso si riuniva il prestigioso circolo di Bloomsbury, che scelse Villa Cimbrone come luogo di ritrovo e di ispirazione.
Il lungo viale centrale, che nel maggio 1880 fece da sfondo alla celebre cavalcata di Cosima e Richard Wagner, culmina con il "Terrazzo dell'Infinito" dove lo sguardo si perde su quello che Gore Vidal ha definito "il panorama più bello del mondo" e dove "nasce il desiderio di volare" (Gregoriovius).
tratto da www.villacimbrone.com

